Reggio e i suoi complessi

29 MAR 19
Ultimo aggiornamento: 08:22
Immagine di Reggio e i suoi complessi
La borghese Reggio Emilia da sempre – già lo raccontava il fondamentale viaggio in Italia del conte Piovene – vive un complesso d’inferiorità verso le sue vicine, le ex capitali ducali Modena e Parma, e da anni sta cercando di risalire la china. La città dove è nato il tricolore con la Repubblica cisalpina ha calato i tre grandi assi, i tre ponti strallati e la stazione ad alta velocità mediopadana disegnati da Santiago Calatrava, diventando una piccola Valencia bianca tra le mucche del Parmigiano-Reggiano. Ora è il turno del centro storico, col recupero degli enormi chiostri benedettini del complesso di San Pietro, che comprende anche la chiesa omonima sormontata dalla sua grande cupola. Il lavoro è stato affidato allo studio Zamboni e associati. Lavoro non facile: restauro conservativo dei due chiostri, di quello tardo quattrocentesco più piccolo e di quello manierista di circa un secolo dopo (attribuito nientemeno che a Giulio Romano, l’allievo di Raffaello autore del Palazzo Te a Mantova, altra rivale); e costruzione di un nuovo edificio che consente di modernizzare l’intero complesso fornendo la città emiliana di un centro polivalente adeguato a convegni, mostre e manifestazioni varie a partire da Fotografia Europea, il festival legato alla memoria di un maestro indigeno come Luigi Ghirri. Operazione non semplice anche perché a ogni ponteggio che sboccia c’è sempre un critico antimoderno in agguato; ma i numeri dell’opening dello scorso weekend son buoni: quindicimila visitatori, mica male per un edificio praticamente vuoto (la rivincita della rustica Reggio adesso forse preoccuperà le aristocratiche vicine).